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25.10.2016
12:06
Susanne

Schiava: tutto sul celebre vino dell’Alto Adige

La Schiava è un vino leggero dall’aroma fresco e fruttato; perfetto per accompagnare i piatti tipici della cucina tradizionale altoatesina, come i formaggi, lo speck e altri insaccati, questo vino può essere servito in tante occasioni diverse. “Kalterer See”, “Meraner”, “St. Magdalener”, “Grauvernatsch”: tutte le varianti della Schiava regalano agli amanti del vino un piacere intenso!

L’odore

L’odore della Schiava è fresco e presenta note di lampone e di ciliegia. Molto apprezzati anche il profumo di mandorla amara e quello più delicato di vaniglia.

Il colore

Il colore della Schiava può essere chiaro e limpido o tendere a un brillante rosso rubino. A volte si notano sfumature granata.

Il gusto

La Schiava ha una bassa acidità e un basso contenuto di tannini. Questo vino di forte struttura, dal gusto morbido e vellutato, offre al palato una piacevole sensazione.

Schiava: come servire il vino altoatesino

La Schiava dev’essere bevuta entro pochi anni dalla vendemmia: questo vino, infatti, presenta migliori caratteristiche se non viene invecchiato. Come accade per altri vini rossi, il gusto della Schiava viene esaltato da una temperatura fresca ma non fredda, possibilmente compresa tra i 12 e i 14 gradi. Una delle caratteristiche più interessanti di questo vino è la versatilità negli abbinamenti: la Schiava può essere scelta per accompagnare tanti piatti diversi o servita fuori pasto.

Anticamente chiamato “Farnatzer” o “Vernetzer”, questo vino altoatesino affonda le sue radici alla fine del Medioevo e assume un ruolo centrale per la viticoltura nel XVI secolo. Oggi, i vitigni Schiava si estendono in Alto Adige per circa 846 ettari, soprattutto nei dintorni della Strada del Vino, una zona viticola dell’Oltradige nota per il Lago di Caldaro. La varietà Santa Maddalena, invece, viene prodotta dai vitigni autoctoni nei dintorni della città di Bolzano.

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21.10.2016
07:47
Susanne

Snowkite sul Lago di Resia, il più grande di tutto l'Alto Adige

© Vinschgau Marketing – Frieder Blickle

Guidando attraverso la Val Venosta durante la stagione invernale, si ha la possibilità di assistere a uno spettacolo davvero speciale: tantissimi acquiloni di tutti i colori che si muovono seguendo il vento sul Lago di Resia, il lago più grande di tutto l'Alto Adige.

Situato nelle immediate vicinanze del confine trinazionale, il Lago di Resia è considerato oggi un vero e proprio punto di riferimento per chi pratica snowkite. È rinomato a livello internazionale anche il Lago di San Valentino alla Muta, che si trova proprio al di sotto del Lago di Resia; nonostante sia più piccolo dell'altro, il Lago di San Valentino è anche un hotspot perfetto per gli amanti di questo sport di tendenza. La stagione dello snowkite ha inizio nel mese di dicembre, quando entrambi i laghi risultano ricoperti da uno strato di ghiaccio. Trascinati dal forte vento della Val Venosta, gli sportivi possono praticare kitesurf su lastre di ghiaccio che raggiungono lo spessore di 40 cm.

International Snowkite Open dal 3 al 5 febbraio 2017

Per praticare snowkite sono necessarie essenzialmente due condizioni, ovvero un vento adatto e uno spazio abbastanza ampio: entrambe si realizzano nella zona dei laghi dell'Alta Val Venosta. La superficie ampia e piana dei laghi attrae non solo i professionisti ma anche i principianti che si stanno avvicinando allo snowkite. La zona di Resia ha conquistato anche gli organizzatori e i partecipanti degli International Snowkite Open. Questo evento internazionale coinvolgerà i grandi nomi dello snowkite e i protagonisti del freestyle: il raduno avrà luogo dal 3 al 5 febbraio 2017 proprio nella zona del Passo di Resia.

Chi vuole tentare un primo approccio con lo snowkite può approfittare dei corsi per principianti organizzati dalla scuola di Resia: le lezioni vengono offerte quasi tutti i giorni a partire da dicembre fino a marzo. Sul luogo si possono trovare facilmente le attrezzature adatte alle proprie esigenze e competenze. Un viaggio sul Lago di Resia, al tempo stesso, rappresenta una bellissima esperienza per tutti gli amanti dello snowkite che vogliono assistere a performance esclusive.

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10.10.2016
10:17
Susanne

Törggelen: Autunno goloso con mosto e castagne

L’autunno è una stagione interamente da scoprire, specie in Alto Adige, dove l’avvio della raccolta nei campi, nei frutteti e nei vigneti, da il via a una ricchissima tradizione di feste e sagre legate al raccolto. Lo splendore di un ambiente che muta rapidamente i colori brillanti e solari dell’estate per tingersi dei toni policromi e malinconici dell’autunno, provoca una vera e propria febbre settembrina che sfocia fino a novembre, in uno dei più popolari dei riti conviviali altoatesini: il tradizionale Törggelen.

Törggelen in Alto Adige

Il termine viene fatto derivare sia dal latino "torquere" che significa torcere, pressare, e si riferisce alla pressatura del mosto dopo la vendemmia, sia dalla parola “Torculum”, torchio, l’antico strumento per la pigiatura dell’uva da cui si ottiene il mosto: Il vino nuovo, detto anche, "Nuie", il nuovo, dal basso contenuto di alcol e dall’alta concentrazione zuccherina, diventava, ieri come oggi, l’oggetto di un allegro pellegrinaggio da cantina a cantina, da maso a maso, per assaggiare e confrontare il migliore. Nell’occasione si dava naturalmente fondo a robuste merende a base di Speck, pane nero e frutti di stagione.

Il più apprezzato era, naturalmente, la castagna, (più raro il marrone) che univa al piacere di assaggiare il mosto fresco quello di scartare le caldarroste in un’atmosfera di conviviale allegria. Negli ultimi decenni usanza di queste “castagnate” tra amici, ha decisamente varcato i confini delle case e delle Stuben private per contagiare le osterie e i ristoranti. Al successo di queste feste ha contribuito anche la riscoperta, all’inizio degli anni 70, dell’antica tradizione tirolese dei "Buschenschänke" che si sono presto scoperti luoghi ideali per il Törggelen.

Diffusa ormai un po’ ovunque, la tradizione del Törggelen, è particolarmente radicata in tutto il territorio altoatesino. Lungo le pendici di tutte le valli sono inoltre presenti numerose cantine private e Buschenschänke specializzati. 

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07.10.2016
10:05
Susanne

Condizioni ideali per la coltivazione delle mele in Alto Adige

C’è una zona, in Alto Adige, che è considerata perfetta per la coltivazione delle mele. Questa zona si estende da Salorno, nel sud, lungo la Valle dell'Adige, attraversa il Burgraviato fino a raggiungere la Alta Val Venosta e comprende anche la Valle Isarco e alcune zone del Bressanone. Viene considerata la più vasta area europea chiusa destinata alla frutticoltura.

Mele dell’Alto Adige: qui cresce  solo il meglio

Quest’area comprende ben 18.000 ettari di terreno ad appannaggio di poche migliaia di famiglie. Le aziende familiari sono circa 7.000 e ognuna di loro ha appezzamenti di dimensioni comprese tra i 2,5 e i 3 ettari appena, distanti gli uni dagli altri. Questa condizione è fondamentale per permettere alle mele di raggiungere la massima qualità richiesta sul mercato mondiale.

La presenza delle Alpi a Nord che bloccano i venti settentrionali e parte delle piogge ha contribuito a creare un microclima mediterraneo con primavere piovose e da un'estate e un autunno assolati. Le oltre duemila ore di sole l’anno garantiscono la condizione ideale per la maturazione delle mele. Le precipitazioni annue non sono abbondanti, circa 800 mm l’anno, ma sufficienti a coprire il fabbisogno idrico di questi frutti. Tuttavia, in estate è necessario integrare l’apporto idrico con l’irrigazione. Infine, durante il periodo del raccolto, le notti sono fresche e le giornate temperate.

L’insieme di queste condizioni, unite alla sapiente tradizione ortofrutticola di questa zona, rendono questi terreni ideali per la coltivazione di mele di qualità.

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